L’ALVEARE

Un progetto* filmico di Tekla Taidelli,
con la collaborazione di Franz Scarpelli

Il presente progetto è stato ammesso e finanziato al bando Cinema Fuori Formato indetto dalla Provincia di Milano

L’Alveare

Un’idea modulare di
crossover, fra film e musica

“…queste sono le White House… un condominio popolare tirato su con l’amianto e chi se ne fotte di chi ci vive. È la selezione dell’alveare: le api operaie si sbattono per la regina e poi tornano nelle loro celle, finché non crepano. Ma io qui non ci voglio crepare. Ho un microfono, e ho  i coglioni per dire la mia, per farmi ascoltare: io sono Oscar White…”

Una casa popolare a Rogoredo, periferia milanese. L’alveare, appunto.
In ogni appartamento si consuma una storia, della durata di 10 minuti circa, indipendente dalle altre ma integrata nel contesto riconoscibile e modulare dello stesso condominio. I protagonisti, veri e propri “Story Teller”, sono artisti della scena musicale indipendente italiana, soprattutto hip-hop e reggae, attorniati da volti emergenti del cinema off milanese, ma anche da attori e personaggi noti come La Pina di Radio Dee Jay, Ugo Conti, Tony Sperandeo, a formare un cast trasversale ed efficace.

La lingua della musica

L’alveare si pone come un progetto unico nel panorama artistico, cinematografico e musicale italiano. Per la prima volta dei musicisti italiani partecipano in qualità di attori, e concorrono, in modo partecipativo, allo stile e alla narrazione filmica. Ognuno a modo suo - cominciando da Oscar White, rapper emergente che, con le sue denunce e la sua presenza alla puntata di Anno Zero sulla questione dell’amianto, ha sollevato un vero e proprio ‘vespaio’ mediatico - aggiungerà il suo personale apporto recitativo, creativo e musicale, per un racconto seriale e corale che non ha paura di censure e luoghi comuni. La musica diventa così anche dialogo: si alza a livello di parte fondamentale del racconto narrativo, diventa strumento del disagio, è essa stessa linguaggio, sempre più reale e vicina al linguaggio che i giovani utilizzano nei quartieri descritti. Tutti gli artisti parteciperanno alla realizzazione della colonna sonora del film

La periferia
e la serialità delle storie

I temi affrontati saranno quelli dei problemi, delle speranze, della vita nei quartieri della periferia di Milano, simile a quella di ogni metropoli del mondo occidentale.
Un punto fondante di Alveare risiede proprio nel carattere universale dei temi affrontati, che sono al tempo stesso così radicati in un contesto particolare, così periferici, ma anche così comuni a tutte le metropoli del mondo, a tutta la periferia del mondo.
Proprio per questo, un altro aspetto fondamentale è la possibilità di serialità delle storie, la possibilità e anzi l’occasione di replicare le storie e coloro che le raccontano, anche e soprattutto al di fuori del contesto milanese e italiano.
Dal punto di vista televisivo, le diverse situazioni ed episodi potrebbero essere raccontati a gruppi di tre (magari accorpati dal punto di vista tematico) in modo da formare una puntata di 24 minuti circa.
Anche il back stage potrà concorrere, televisivamente, a illustrare i temi trattati e a costituirsi come base per eventuali discussioni e approfondimenti.
Il back stage infatti illustrerà il modo in cui ogni singolo musicista partecipa a creare la sua storia, al fine di spiegare come la musica affronti il sociale e l’intimo.

Intenzioni di regia

Fondere la schematicità di una sceneggiatura che prevede luoghi tempi e battute con la libertà e la spontaneità della concezione di un brano rap, fiume di parole senza censure. Si è scelto uno stile underground che dia la possibilità agli stessi attori di partecipare attivamente ed emotivamente alla realizzazione della storia. Oltre alla troupe ufficiale che girerà in hd, una variante che la regista vuole sperimentare è rendere i protagonisti rap collaboratori e aiuti nella realizzazione filmica (es il personaggio stesso armato di telecamera palmare o di cellulare a cogliere senza veli, quello che la regista non vede).Ogni episodio sarà affrontato con il sarcasmo e l’empatia tipici della poetica di Tekla Taidelli.