Anche se è possibile iscriversi già dall'inizio di questa settimana, partirà lunedì 22 giugno Codice Segreto, un nuovo gioco multipiattaforma di Mediaset.it.
Codice Segreto è un gioco a premi che chiede agli utenti di rintracciare ogni settimana cinque numeri nascosti fra i video tratti dai programmi tv e fra le notizie esclusive della gallery www.video.mediaset.it.
Una caccia al tesoro multimediale quindi, che invita a scoprire l'enorme quantità di materiale video presente sui siti del principale operatore televisivo privato italiano, e che vive di un elemento caratterizzante: Codice Segreto è il primo prodotto veramente crossmediale targato Mediaset. Combina in modo coerente la tv, il web e la telefonia mobile, e li utilizza in modo integrato per lo svolgimento del gioco. Dopo aver visto il video indizio, starà agli utenti decidere se cominciare subito la sfida, se utilizzare il proprio cellulare per ricevere ulteriori indizi gratuiti via sms, se seguire sui social network le discussioni e scoprire indizi extra che restringeranno il campo di ricerca.  

Ci sono almeno tre ragioni per cui Codice Segreto è importante, e può rappresentare la tappa di percorso di evoluzione del quale si sentiva il bisogno analizzando il tormentato rapporto fra la tv e la Rete:

- è un prodotto nuovo. Codice Segreto è un'iniziativa "diversa", e come tale va valutato all'interno del contesto in cui è stato prodotto. E' arrivato alla linea di partenza passando - per oltre un anno - attraverso modifiche, integrazioni e revisioni. Ha superato i naturali ostacoli normativi, operativi e commerciali di un'azienda che fino a qualche anno fa - non molti - si è occupata esclusivamente di televisione, realizzando fra l'altro un ragguardevole profitto.
La partenza di Codice Segreto è un primo forte messaggio. Fra le righe ci dice che Mediaset ha cominciato a capire che nel contesto fluido di Internet è necessario muoversi, tentare, sbagliare, riprovare, stimolare, proporre. Che tutto è concesso tranne che stare immobili. E che ha scoperto che sul web sbagliare un prodotto può costare molto meno di fare lo stesso errore su un varietà del sabato sera.

- è un prodotto crossmediale, ed usa il web come piattaforma. Fin dalla sua progettazione, Codice Segreto si è esteso su tre mezzi disegnando per ognuno un uso specifico: la tv come amplificatore, il web come casa madre e luogo di conversazione, il telefono cellulare come strumento per la ricezione di informazioni personalizzate.
Codice Segreto lavora sul web, e nel farlo non ha creato un spazio recintato, ma si è esteso su un territorio. Il gioco pubblica contenuti esclusivi su aggregatori e sistemi di sharing come Flickr, produce micro update e indizi aggiuntivi sul microblogging di Twitter ed apre spazi di condivisione di informazioni e suggerimenti su una page di Facebook.
Questo meccanismo rappresenta, nelle intenzioni, il primo passo verso un utilizzo strutturato e coordinato dei social media per la distribuzione dei contenuti televisivi. Pone le basi - e crea dei precedenti - per un'inversione di tendenza. Si pone l'obiettivo di ribaltare la sensazione di minaccia vissuta nei confronti dei servizi di condivisione, e di trasformarli in strumenti utili alla promozione ed al rafforzamento del brand dell'editore. I social media usati insieme agli utenti, con loro e per loro. E per aumentare la percezione di valore del proprio marchio.

- è un format proposto dal basso. Codice Segreto è stato proposto da un giovane creativo a Mediaset attraverso il laboratorio creativo Moltomedia, che lo ha adottato e lo ha sviluppato con il supporto delle strutture aziendali e la collaborazione degli utenti della Rete. Il fatto che l'azienda non solo accetti, ma faccia propria una proposta dalla Rete è un segnale di grande lucidità.
Nessun broadcaster free to air ha mai avuto la necessità di introdurre nel proprio patrimonio culturale il concetto di "utente finale" (il telespettatore). O almeno, non ha dovuto farlo con lo stesso peso e lo stesso impegno di chi, invece, produce biscotti o automobili. Il motivo è molto semplice: i clienti di un broadcaster free sono gli investitori pubblicitari, non i telespettatori.
Il fatto che non solo si sia aperto un canale di proposte verso gli utenti, ma che alcune di queste vengano effettivamente realizzate rappresenta solo l'ultimo tassello di un percorso evolutivo.
Un cammino iniziato nel 2004 con l'avvio di un'offerta di pay tv - che ha posto le basi per l'introduzione del concetto di cliente e richiesto l'avvio di un vero customer care - e che sta proseguendo con la recente partenza di un progetto di ascolto delle conversazioni in Rete, realizzato con l'obiettivo di ascoltare le voci che provengono dal web, le esperienze degli utenti, le loro critiche e le loro opinioni. Per farle diventare parte integrante dell’attività aziendale.
Comments (1)
1 Lunedì 22 Giugno 2009 17:12
davide turi
questo il comunicato stampa uscito oggi http://www.mediaset.it/corporate/salastampa/2009/comunicatostampa_5041_it.shtml
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